In vista della fine della stagione del blocco dei licenziamenti l’impresa è chiamata ad individuare con largo anticipo i futuri assetti organizzativi. L’imprenditore sarà chiamato a valutare se e in che misura riuscirà a coniugare un’organizzazione profittevole con una visione etica e sociale che limiti gli esuberi con il ricorso a nuovi modelli organizzativi.

Veniamo da una lunga stagione caratterizzata dall’inibizione ai licenziamenti per motivo oggettivo ed in questo momento in cui la fase dovrebbe dirsi conclusa pare opportuno porsi alcuni interrogativi sul periodo passato e su quali considerazioni dovranno essere alla base delle scelte aziendali nel prossimo futuro.

Blocco dei licenziamenti e gratuità dell’accesso agli ammortizzatori sociali.
Da oggi in poi il perdurare del blocco dei licenziamenti sarà determinato dalle scelte del singolo imprenditore! La totale assenza di un’articolata riforma sulle politiche attive compromette alla radice la possibilità di alleviare gli effetti sociali dei licenziamenti.

EFFETTI REALI DEL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI

Per essere ancor più realistici il blocco dei licenziamenti ha quale unico effetto quello di procrastinare le decisioni senza una rete di politiche che consentano al lavoratore una rapida ed adeguata ricollocazione!

LA DOMANDA CHE QUINDI CI PONIAMO È:

Qual è il reale effetto del blocco dei licenziamenti in termini di effettiva tutela dell’occupazione?

Dipenderà anche da quanto sarà sostenuta la ripresa economica e da quanto le realtà imprenditoriali si muoveranno nel senso di una modifica dei loro assetti organizzativi.

Vi è anche da considerare che una parte degli esuberi non hanno nulla a che vedere con l’emergenza Covid poiché non bisogna dimenticare che la crisi economica derivante dalla pandemia si è innestata su un contesto economico e del mercato del lavoro non certamente florido.

La soluzione del blocco dei licenziamenti per come adottata nel nostro Paese non rappresenta un esempio virtuoso rispetto ad altri paesi dell’Unione: infatti la Commissione Europea si è espressa in maniera estremamente critica. In poche parole il meccanismo del blocco ha introdotto nuove rigidità nel mercato.

Il divieto di licenziamento generalizzato nel nostro Paese ha, inoltre, sortito effetti deleteri sull’occupazione giovanile e femminile, privilegiando i c.d. insiders, ossia quei soggetti che sono già inseriti nel mercato del lavoro a tempo indeterminato e che quindi, rispetto ad altre categorie ai margini dello stesso, godono già di un sistema di tutele.

Il primo interrogativo da porsi dovrebbe essere se e quali effetti avrà sulle dinamiche occupazionali l’esperienza del lavoro da remoto, il periodo del blocco sarà stato utile a metabolizzare questa esperienza e metterla a sistema?